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Comune di Gambasca
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La natura e i suoi protagonisti
Patrimonio naturale, flora e fauna

La particolare posizione geografica del territorio nella media valle e la grande varietà di specie vegetali e animali presenti fanno di Gambasca il cuore verde della Valle Po. I circa mille metri di dislivello, tra il punto più basso del territorio, in frazione Carpenetti, e i 1432 mt. del “Ciuf”, o Rocca San Giovanni, permettono la diffusione di numerose specie viventi che caratterizzano sia la parte pianeggiante del paese sia la parte montuosa coperta da ampi boschi di castagni e faggi. 

Sono proprio questi gli arbusti più diffusi: a monte del paese e fino a circa 750 mt. incombono grandi piante di castagni secolari, già citati in documenti del XII secolo relativamente a numerose controversie dovute alla fornitura di castagne e legna al Monastero di Rifreddo. Ai loro piedi crescono diverse varietà di funghi: i porcini, il gallinaccio, il porcinello e i barbesin. 

Ontani, frassini e noccioli selvatici sono le altre piante che popolano questa parte di territorio. 

Un tempo i boschi erano molto sfruttati, in parte come fonte di sostentamente dei contadini attraverso la raccolta delle castagne e in parte per il commercio del legname. Erano numerose anche le cosiddette “carbonere”, dalle quali si ricavava il carbone da legna. I cambiamenti socio-economici attuali hanno radicalmente modificato le abitudini degli abitanti della Valle che, anche a Gambasca, hanno sensibilmente ridotto la cura dei boschi e oggi si presentano spesso come un ambiente a tratti selvaggio e ostile, ma che nascondono ricchi ecosistemi e che forniscono la possibilità di numerose passeggiate immerse nella quiete e nel silenzio. 

Nella parte più montuosa e più umida i faggi fanno da padrone: grandi distese rivestono costoni e valichi per poi diradarsi pian piano e mescolarsi a betulle, pini, abeti, larici, arbusti di più piccola dimensione e, a partire da circa 1200 mt., a rododendri, ginestre ed eriche.  

A seconda dell’altitudine non mancano una grande diversità di fiori e piante perenni come i garofani selvatici, le orchidee e gli iris selvatici, la carlina comune, la genzianella, i crocchi e le tante primule che in primavera colorano il verde dei prati.   

Volpi, scoiattoli, caprioli, ghiri, tassi e cinghiali sono i principali abitanti dei boschi gambaschesi, mentre è possibile ammirare molte specie di volatili come la pernice bianca, il cuculo, il rondone, l'allodola, la poiana, il balestruccio, il pettirosso, la nocciolaia ed il ciuffolotto.

La parte più pianeggiante del paese è compresa nel Parco del Po – Tratto Cuneese, bagnata appunto dal Fiume Po. Gaggie, querce, carpini bianchi, biancospini, piante di more selvatiche e sambuchi sono le specie vegetali più diffuse. Nelle campagne circostanti da alcuni anni si è sviluppata la coltivazione dei piccoli frutti come mirtilli, fragole e ribes, ma anche di albicocche e prugne. Sono presenti inoltre piantagioni di pioppeti, mais e campi di foraggio a servizio di alcune fattorie. Passeggiando per le vie sterrate nei campi in prossimità del fiume Po è facile incontrare cinghiali, tassi, e volpi, ma anche specie di animali protette come caprioli e l’airone cinerino introdotte di recente nel Parco del Po.



Le castagne bianche di Gambasca

Bati el chestagne” (battere le castagne) era un’antica attività dei contadini delle nostre montagne. In autunno dopo la raccolta delle castagne, queste venivano disposte su di una “chia”, ovvero un particolare soffitto fatto di rami intrecciati (la fitta graticola impediva la caduta delle castagne) Al di sotto veniva acceso un fuoco coperto dalle bucce ricavate dall’anno precedente. Questo sistema innescava un denso e continuo fumo che salendo verso l’alto dava inizio al procedimento di essicazione. Passato circa un mese le castagne venivano successivamente “battute” per completare il processo di pelatura e diventavano, appunto, castagne bianche.

Negli ultimi anni a Gambasca, alcuni abitanti, hanno riscoperto questa antica tradizione che, oltre a valorizzare un tipico prodotto della nostra valle, riporta alla luce un piccolo pezzetto di storia locale.



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